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Data: 10/09/2005 SPONSOR: BASTA DONNE OGGETTO NEI PROGRAMMI DI SPORT
Basta donne oggetto nei programmi sportivi. Sì al modello giornalista preparata e competente; no a quello Velina. Lo rivela un nostro studio condotto su un panel di 100 tra pubblicitari e inserzionisti che abbiamo intervistato a proposito dei principali programmi sportivi e da cui emerge - dopo le prime due giornate del campionato di calcio - una propensione netta per le conduttrici donne sobrie e preparate. Insomma agli antipodi rispetto alla tradizionale bellona incompetente e a digiuno di calcio e goal. Per intendersi: molto meglio una Simona Ventura, brillante e preparata che un'Elisa Triani, di bella presenza sì, ma muta come un pesce sulle vicende della domenica calcistica. Ma perché gli sponsor, che giudicano le trasmissioni tv con un occhio particolarmente attento e rivolto anche ai ritorni economici che ogni trasmissione immancabilmente comporta, preferiscono vedere, nei format sportivi, meno veline e più giornaliste? Anzitutto perché la "Velina" non sembra in grado di stimolare il dibattito sui temi più caldi del dopo partita (per 42% degli interpellati); in seconda battuta, perché, alla lunga, il suo è un modello che annoia, destinato a spegnersi come ogni meteora (19%). Seguono, tra le motivazioni: perché offende l'immagine della donna (16%); ruba il posto a interlocutori più preparati (12%); sposta l'attenzione dai temi al suo aspetto avvenente (11%). Più studio, meno spogliatoi, dunque. Ma quali sono, invece, le motivazioni che spingono al ritorno della giornalista sportiva classica e preparata? Prima tra tutti il fatto di essere in grado di mantenere alta l'attenzione sul programma (35%). E poi, non scordiamocelo, perché è credibile (27%): insomma, la professionalità paga e non guasta mai. Seguono, tra i motivi: perché usa un linguaggio chiaro e comprensibile a tutti (23%), sa incalzare gli ospiti (21%), ha la capacità di gestire la scaletta della trasmissione, rendendola più frizzante (14%) Passando alle credenziali della conduttrice sportiva ideale, troviamo poi, in primis, il background di una cultura sportiva consolidata (33%): seguono ex equo l'obbiettività (chiesta non solo agli arbitri, ma anche a chi li giudica dunque) e, più in generale la professionalità (28%). Senza tralasciare una buona dose di equilibrio (23%) e di rapidità (11%) nel saper passare da un argomento all'altro. Ma gli sponsor non lesinano nemmeno consigli su cosa evitare per non danneggiare una trasmissione sportiva: ad esempio mai scegliere un conduttore incapace di gestire gli ospiti (28%); non dimenticare di dare priorità ai contenuti invece che alla forma estetica (22%); e mai scegliere un conduttore sportivamente ignorante (18%). Meglio, infine, se mancano anche i vestiti ipersexy fini a sé stessi e la sguaiatezza e aggressività degli ospiti (16% entrambi). Giusto per fare nomi e cognomi, lo studio ha poi chiesto al panel interpellato di stilare una speciale classifica delle conduttrici più gettonate e di quelle invece belle punto e basta. Appunto donne oggetto. Nel primo elenco, quello delle vincenti, entrano alla grande una vera leader tv come Simona Ventura, per la sua verve, il suo humor e la sua competenza calcistica; Monica Vanali per la sua capacità di raccontare in tempo reale lo spirito della giornata; Ilaria D'Amico perché sa unire la bellezza statuaria con la preparazione di una giornalista di razza, con la schiena dritta; e Federica Balestrieri, di Pole Position, perché mai eccessiva, sempre al servizio del programma con grande spirito da cronista. Le perdenti, invece, risultano Federica Fontana di Guida al campionato; Eleonora Pedron di Controcampo; Elisa Triani di Domenica Stadio; Debora Salvataggio del Processo di Biscardi e Alena Seredova della Domenica Sportiva. Il panel interpellato rintraccia un'unica, comune, motivazione: tutte molto belle, grandi curve, occhioni da gatte, ma scarsissima dimestichezza con il mondo dello sport e del calcio. Sulla stessa lunghezza d'onda del pubblico interpellato, in questa crociata anti donna oggetto nei programmi sportivi, gli addetti ai lavori, pubblicitari, creativi e inserzionisti. Ad esempio Alasdhair Macgregor-Hastie, executive Creative Director PUBLICIS si dice "completamente d'accordo con l'opinione dei telespettatori. Anzi. C'è gia tantissima gente che parla a vanvera senza sapere esattamente quel che dice. E il fenomeno non è legato solo al mondo del calcio. In Italia, ma anche in Germania, è molto abusato l'utilizzo, senza senso, del sesso per vendere qualsiasi prodotto. E interessante notare che ad esempio, anche a proposito del podcasting, il fenomeno diffusissimo negli USA che permette di scaricare dal web canzoni, libri o quant'altro consigliato magari da attori o altre celebrità, emerge invece che in Italia, tra i primi 10 podcast più scaricati, 3 fanno riferimento esplicito al sesso." Insomma una vera fissazione! "D'accordo con i telespettatori" anche Gianpiero Vigorelli, vice Presidente e direttore creativo D'Adda, Lorenzini, Vigorelli, BBDO. "Questa tendenza mi ricorda molto la strategia delle copertine di Panorama e dell'Espresso, una strada facile per vendere copie o per fare audience ma certamente, quando si sceglie una simile strategia, si rinuncia a priori alla qualità informativa. Non credo che basti una velina gradevole per fare qualità, l'ideale sarebbe una bella donna con buone competenze, e sono convinto che in televisione ce ne siano molte con queste qualità. Purtroppo, gli strateghi dei palinsesti ultimamente stanno realizzando una televisione sempre meno "intelligente" a favore di una bellezza, francamente, fine a se stessa." Ancor più esplicito, se possibile, il pubblicitario Lorenzo Marini: "In questi anni in cui è esploso il fenomeno veline/calciatori - perché queste due figure vanno associate - cosi come l'eccesso di materia crea l'anti materia, il buco nero della velina ha creato il volume bianco dell'intelligenza, perché la velina rappresenta la superficie. Insomma credo che il modo migliore per contrapporsi alla superficialità e all'estetica siano la personalità e il carisma. E cosi come c'è un tipo di donna che diventa famosa per il suo fisico esiste obbligatoriamente, per contrasto, un altro tipo che diventa famosa per come è culturalmente e intellettualmente." Per dirla con una metafora, continua Marini: "Questa tipologia di presentatrici, se solo le dessero spazio, potrebbe contrapporre il carattere allo stile, quindi il contenuto all'estetica. Finalmente ci sarebbe un po' di quadro in mezzo a questo museo pieno di cornici." Fondamentalmente d'accordo, anche se un filo più sfumato nel giudizio, infine, Felice Lioy, Presidente di Audiradio: "Mi fa piacere che ci sia una valutazione positiva dei telespettatori rispetto alle conduttrici donne non veline. Il mio consiglio è di scegliere delle intrattenitrici che si presentino bene ma che abbiano una grande personalità, una certa cultura, una certa verve, e una capacità di intrattenimento. Ma soprattutto che siano puntuali e aggiornate negli interventi. Purtroppo devo dire che non tutte quelle attualmente in video possiedono queste caratteristiche: né le presentatrici né le giornaliste di notiziari e tg. Anzi. Tante volte sembrano essere messe li solo per l'occasione..." |